
Oltre la celebrazione: ascoltare le donne che costruiscono l'economia italiana
Una conversazione tra Ezgi Bozkurt Yılmaz, Marketing & PR Lead di wamo, e Antonio Mazza, Country Head di wamo Italia
Ogni marzo, aziende e istituzioni pubblicano messaggi dedicati alle donne. Sono parole spesso positive, sincere e necessarie. Ma per le donne che ogni giorno costruiscono imprese, assumono persone e affrontano l'incertezza dell'imprenditorialità, il riconoscimento da solo non è sufficiente.
In wamo abbiamo scelto di partire da un punto diverso: l'ascolto.
Nell'ambito dell'iniziativa Women Who Build Europe, wamo ha collaborato con Associazione GammaDonna per analizzare esperienze, ambizioni e difficoltà quotidiane delle imprenditrici italiane. La ricerca, condotta nell'aprile 2026 su un campione di 223 titolari d'impresa, racconta una comunità caratterizzata da competenza finanziaria, resilienza e ambizione, ma ancora costretta ad affrontare pregiudizi e ostacoli strutturali che hanno poco a che vedere con la qualità delle imprese gestite.
In occasione della Giornata internazionale della donna, wamo ha inoltre collaborato con l'artista e illustratore italiano Francesco Poroli alla realizzazione di una carta di debito Visa virtuale in edizione speciale: un omaggio visivo alle donne che hanno costruito l'Europa e a quelle che ne stanno costruendo il futuro.
wamo in numeri
- Round Series A da 10 milioni di euro guidato da Tcee Fund IV (3TS Capital Partners), con la partecipazione di Oleka Capital e degli investitori esistenti
- Oltre 15.000 PMI in Europa utilizzano il conto business multivaluta di wamo, l'adozione è triplicata negli ultimi dodici mesi
- Più di 10.000 piccole imprese, esercenti e liberi professionisti italiani si affidano a wamo: l'Italia è un mercato chiave
- Nel 2026: nuovo ufficio di rappresentanza a Bologna, team locale ampliato e nuovi prodotti per le PMI, con particolare attenzione all'imprenditoria femminile
Fonte: Il Sole 24 Ore, Fintech+, 24 aprile 2026
Abbiamo parlato con Antonio Mazza, Country Head di wamo Italia, di ciò che abbiamo imparato dalla ricerca, del perché le difficoltà operative siano importanti quanto l'accesso ai capitali e di cosa significhi, per una piattaforma finanziaria, sostenere concretamente le imprenditrici anziché limitarsi a celebrarle.
Perché abbiamo scelto di ascoltare
Ezgi: Antonio, Women Who Build Europe è nata come una campagna, ma è diventata rapidamente qualcosa di più ampio. Che cosa volevamo capire?
Antonio: Quando abbiamo iniziato a sviluppare l'iniziativa, ci siamo resi conto che molti dei dati disponibili sull'imprenditoria femminile non rappresentavano più il contesto in cui le imprenditrici operano oggi.
Dalla pandemia in poi, il mondo delle imprese è cambiato profondamente. La tecnologia si è evoluta, i comportamenti dei clienti sono cambiati e le responsabilità sulle spalle delle founder sono diventate ancora più complesse.
Non volevamo partire da supposizioni. Volevamo capire cosa stessero vivendo oggi le imprenditrici italiane: quanto si sentissero sicure nella gestione finanziaria, quali fattori impedissero alle loro aziende di crescere, come vivessero il rapporto con investitori e istituzioni finanziarie e che cosa si aspettassero dalla nuova generazione di servizi finanziari.
Per questo la collaborazione con GammaDonna è stata così importante. Da anni GammaDonna costruisce una comunità significativa intorno alle imprenditrici innovative. Insieme siamo riusciti a realizzare una fotografia più attuale e, soprattutto, più umana del mercato.
I pregiudizi dietro i numeri
Ezgi: Uno dei dati più significativi riguarda il 76% delle intervistate, che dichiara di aver percepito stereotipi o commenti legati al genere da parte di investitori, clienti o partner. Quasi la metà non viene immediatamente riconosciuta come titolare della propria azienda. Ti ha sorpreso?
Antonio: La dimensione del fenomeno colpisce, ma è ancora più importante comprendere cosa ci sia dietro queste percentuali.
Parliamo di donne che hanno fondato aziende, sviluppato prodotti, assunto persone e assunto rischi finanziari. Nonostante ciò, molte entrano ancora in una riunione e vedono messa in discussione la propria autorevolezza prima ancora che venga compreso il valore dell'impresa.
Il fenomeno è ancora più evidente tra le imprenditrici digitali e le founder di startup. Il 52% di questo gruppo dichiara di percepire spesso pregiudizi da parte di venture capitalist o altri stakeholder, rispetto al 36% del campione complessivo. Il 37% si sente inoltre sottovalutata rispetto ai colleghi uomini nel rapporto con i finanziatori.
Questi dati descrivono qualcosa di più di singoli episodi di pregiudizio. Rappresentano un'inefficienza economica. Quando la credibilità viene distribuita sulla base degli stereotipi anziché delle capacità, imprese solide ricevono meno attenzione, idee promettenti ottengono meno capitali e l'economia perde opportunità.
Le founder non chiedono trattamenti preferenziali. Chiedono di essere valutate per la qualità di ciò che stanno costruendo.
Non solo capitale: la pressione operativa
Ezgi: La ricerca mette anche in discussione l'idea che la finanza sia l'unica, o persino la principale, difficoltà delle imprenditrici.
Antonio: Esatto. L'accesso ai finanziamenti è certamente importante, ma l'indagine mostra che le pressioni più immediate sono spesso di natura operativa.
Il 46% indica l'insoddisfazione o le difficoltà nella gestione del business come possibile minaccia alla sopravvivenza dell'azienda, mentre il 40% segnala la burocrazia e la complessità normativa. Trovare e trattenere le persone giuste viene indicato dal 59% come il principale ostacolo alla crescita.
Sono problemi che si accumulano silenziosamente: un pagamento da sollecitare, una spesa da riconciliare, una scadenza fiscale, un problema con un fornitore, una carta da assegnare a un nuovo collaboratore o un bonifico che richiede diversi passaggi.
Presi singolarmente, possono apparire piccoli. Insieme consumano la risorsa più limitata di una founder: il tempo.
Per questo crediamo che il futuro dei servizi finanziari per le imprese debba andare oltre il semplice conto. Le piattaforme finanziarie dovrebbero contribuire attivamente a ridurre il lavoro amministrativo e aiutare gli imprenditori a gestire meglio le proprie attività.
Il mercato conferma: il pagamento diventa processo
- Juniper Research stima che i pagamenti B2B con carte cresceranno da 5,9 trilioni di dollari nel 2026 a 10,9 trilioni nel 2030, quasi un raddoppio, più rapido del mercato B2B complessivo
- I pagamenti B2B globali supereranno i 224 trilioni di dollari entro il 2030
- La competizione non si gioca più sulla singola transazione ma su automazione, controllo e integrazione, il pagamento come componente nativa di procurement, contabilità, gestione fornitori e riconciliazione
Fonte: Juniper Research, via Il Sole 24 Ore Fintech+
Sicure, non semplificate
Ezgi: Nonostante queste difficoltà, il 79% delle intervistate afferma di sentirsi sicura nella gestione finanziaria dell'azienda.
Antonio: È uno dei risultati più importanti, perché contraddice una narrazione ormai superata.
Le donne coinvolte nella ricerca non mancano di sicurezza finanziaria. Sono decisori competenti e consapevoli. Sono inoltre molto pragmatiche rispetto a ciò che si aspettano da un conto aziendale.
Il 79% considera prioritarie commissioni basse o trasparenti, mentre il 72% attribuisce grande importanza alla qualità dell'esperienza digitale tramite app e accesso online. La ricezione dei pagamenti dai clienti, la gestione delle spese operative e il pagamento delle imposte sono tra le principali attività effettuate attraverso il conto aziendale.
Il messaggio è chiaro: le imprenditrici non hanno bisogno di prodotti finanziari semplificati o paternalistici. Hanno bisogno di strumenti potenti e trasparenti, capaci di rispettare il loro tempo e offrire maggiore controllo.
Il tempo come variabile finanziaria
Ezgi: Il tema del tempo ritorna più volte nella ricerca, non soltanto come questione di produttività, ma anche come problema personale e strutturale.
Antonio: Sì, e probabilmente è il dato su cui aziende e istituzioni dovrebbero riflettere maggiormente.
Quasi un'imprenditrice su tre ha subito una riduzione temporanea dell'attività o del fatturato dopo la nascita di un figlio. Tra le madri-imprenditrici, il 41% segnala un rallentamento dell'azienda. Tra coloro che hanno considerato almeno una volta la possibilità di chiudere l'attività, il 45% cita la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia e il 38% problemi legati al benessere personale.
Quando è stato chiesto alle intervistate che cosa desiderassero maggiormente, la risposta "avere più tempo per me stessa" ha superato l'accesso ai finanziamenti, una maggiore credibilità sul mercato e la possibilità di trovare mentor o reti di supporto.
Questo ci dice qualcosa di fondamentale. Il tempo non è un tema separato dai servizi finanziari. Un'infrastruttura finanziaria inefficiente genera lavoro amministrativo. Il lavoro amministrativo genera pressione. E la pressione influenza sia la performance aziendale sia il benessere personale.
La nostra responsabilità non è quindi soltanto aiutare i clienti a trasferire denaro. È aiutarli a recuperare tempo.
"Nel B2B la nuova unità di misura non è la singola transazione: è il tempo risparmiato su controlli, riconciliazioni, eccezioni e audit." — Il Sole 24 Ore, Fintech+
Il ruolo dell'intelligenza artificiale
Ezgi: Quale ruolo può avere l'intelligenza artificiale in questa visione?
Antonio: Consideriamo l'AI come un livello di supporto concreto per chi gestisce un'impresa.
Molte delle attività che sottraggono tempo agli imprenditori sono ripetitive, frammentate e amministrative. In futuro, gli agenti AI integrati nei conti business potranno contribuire a organizzare le spese, individuare transazioni anomale, preparare informazioni per il commercialista, monitorare il flusso di cassa, gestire fatture e ricordare all'utente le azioni che richiedono attenzione.
L'obiettivo non è introdurre l'intelligenza artificiale perché è un tema di tendenza. È delegare le attività che non richiedono la creatività o il giudizio dell'imprenditore.
Una founder dovrebbe dedicare più tempo ai clienti, allo sviluppo dei prodotti, alle persone e alla ricerca di nuove opportunità, non alla consultazione manuale delle transazioni o alla ripetizione di procedure amministrative che la tecnologia può gestire.
Per noi questa ricerca rappresenta un mandato: innovare partendo da bisogni reali, non da concetti astratti.
Dove va il mercato
- Nel B2B arrivano i pagamenti agentici: fatture ricevute, verificate e abbinate agli ordini in automatico, con un agente AI che seleziona il metodo di pagamento più efficiente e aggiorna la contabilità, lasciando una traccia completa delle decisioni
- Le stablecoin rappresentano circa 226 miliardi di dollari di flussi B2B identificabili, con utenti corporate che dichiarano risparmi di costo di almeno il 10%; il caso d'uso principale è il pagamento ai fornitori
- Nel primo trimestre l'AI ha assorbito quasi l'80% del venture capital, mentre i fondi al fintech si concentrano sulle piattaforme mature e commercialmente solide
Fonti: report Morph e CB Insights, via Il Sole 24 Ore Fintech+
Arte, simbolo e sostanza
Ezgi: Parallelamente alla ricerca, wamo ha collaborato con Francesco Poroli per creare una carta virtuale in edizione speciale in occasione della Giornata internazionale della donna. Perché inserire l'arte nel progetto?
Antonio: I dati spiegano la dimensione di un problema. L'arte può farne percepire il significato.
Francesco ha creato l'immagine di una donna forte e orgogliosa, dalla quale prende forma un paesaggio immediatamente riconoscibile come italiano. L'opera rende omaggio alle donne le cui imprese, idee e attività contribuiscono ogni giorno alla vita delle comunità e all'economia del Paese.
Il design si ispira anche al settore enogastronomico e dell'ospitalità, centrale per l'identità italiana e nel quale le donne rappresentano una forza imprenditoriale e professionale sempre più rilevante.
La carta non è mai stata pensata come un semplice gesto estetico separato dal resto del progetto. È parte di un'iniziativa più ampia, insieme alla ricerca realizzata con GammaDonna e a una proposta dedicata alle aziende guidate da donne, che durante la campagna prevedeva sei mesi di accesso gratuito alla piattaforma finanziaria di wamo.
Volevamo che creatività, ricerca e supporto concreto si rafforzassero a vicenda.
Ezgi: Quindi la carta è un simbolo, un prodotto o una dichiarazione?
Antonio: È tutte e tre le cose, ma soltanto perché fa parte di qualcosa di più grande.
È un prodotto che i clienti possono utilizzare. È un simbolo di riconoscimento. Ed è una dichiarazione: i servizi finanziari possono esprimere cultura, identità e valori senza perdere la loro funzione pratica.
Ma una carta ben disegnata non può eliminare i pregiudizi strutturali. Una campagna non può risolvere tutte le difficoltà legate alla gestione di un'impresa. Può però aprire una conversazione e mostrare il tipo di azienda che vogliamo diventare.
Il vero lavoro viene dopo: migliorare i prodotti, utilizzare la ricerca per definire le priorità, ridurre la complessità amministrativa e continuare ad ascoltare le imprese che serviamo.
Il prossimo passo
Ezgi: Quale dovrebbe essere il prossimo passo?
Antonio: Dobbiamo passare dalla celebrazione delle imprenditrici alla progettazione di servizi finanziari costruiti intorno alla loro realtà.
Significa porre domande migliori. Significa capire che le difficoltà di una founder sono interconnesse: capitale, operatività, normativa, talento, tempo e benessere non sono temi separati. Si influenzano ogni giorno.
Significa anche considerare le imprese guidate da donne non come un segmento di nicchia, ma come una componente essenziale del futuro economico europeo.
E significa sostenere questo impegno con numeri concreti. Attraverso il nostro pacchetto POS free allowance, prevediamo di generare oltre 150 milioni di euro di supporto e risparmi per le PMI italiane nei prossimi tre anni, risorse reali che restano nelle imprese che serviamo, invece di essere assorbite dai costi di transazione.
In wamo, Women Who Build Europe non vuole essere un messaggio destinato ad apparire una sola volta all'anno. È un impegno continuo ad ascoltare chi costruisce imprese e a trasformare ciò che impariamo in prodotti migliori, tecnologie più intelligenti e un supporto più rilevante.
Perché alle donne che costruiscono l'Europa non serve sentirsi dire che sono fonte di ispirazione.
Serve un ecosistema progettato per aiutarle a costruire.
wamo offre conti business, carte e strumenti di pagamento pensati per il modo in cui lavorano davvero gli imprenditori in tutta Europa, con un impegno dedicato alle imprese guidate da donne in Italia attraverso l'iniziativa Women Who Build Europe.


